
Dopo anni di dibattiti sulle navi autonome, l’International Maritime Organization ha adottato il primo quadro normativo globale per le Maritime Autonomous Surface Ships (MASS).
Non è un via libera immediato alle flotte senza equipaggio, ma il riconoscimento ufficiale di una nuova categoria di navi che include sistemi autonomi e controllo remoto, con regole dedicate e non più solo sperimentali.
Il MASS Code entrerà in vigore volontariamente dal 1° luglio 2026, seguito da una fase di test e raccolta dati. L’obbligatorietà è prevista entro il 2032, tramite aggiornamenti alla convenzione SOLAS Convention.
Per ora riguarda solo le navi cargo, mentre le navi passeggeri restano escluse per la maggiore complessità legata alla sicurezza.
Il codice copre tutti i livelli di autonomia: dall’assistenza ai sistemi automatici fino alla nave completamente autonoma. L’approccio è “goal-based”, cioè basato su obiettivi di sicurezza e tutela ambientale, non su tecnologie specifiche, con il principio di equivalenza rispetto alle navi tradizionali.
Resta centrale il tema della responsabilità: anche nelle operazioni da remoto deve esserci un comandante identificabile, supportato da centri operativi certificati.
Il quadro normativo tocca progettazione, software, comunicazioni, sicurezza informatica, navigazione e gestione operativa.
Per il settore marittimo, questa cornice regolatoria apre alla pianificazione di investimenti e nuove competenze, soprattutto nei sistemi digitali e nei centri di controllo a terra. Il lavoro non scompare, ma si trasforma.
La fase sperimentale fino al 2032 servirà a definire standard più solidi, mentre la direzione è ormai chiara: le navi autonome diventano una realtà regolata, non più solo un’ipotesi tecnologica.