
«Mantenere aperto e libero lo Stretto di Hormuz, senza l’introduzione di pedaggi, nell’interesse della comunità internazionale».
È questo l’appello lanciato lunedì 3 agosto dal cluster marittimo internazionale attraverso una lettera aperta indirizzata al segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, e al segretario generale dell’International Maritime Organization, Arsenio Dominguez.
A firmare il documento sono otto importanti associazioni del settore: ASA, Bimco, CLIA, ECSA, Intercargo, Intertanko, International Chamber of Shipping e World Shipping Council.
Al centro della preoccupazione c’è il rischio che nello Stretto di Hormuz vengano introdotti pedaggi o tariffe per i servizi di navigazione. Un’ipotesi alla quale i firmatari si oppongono con decisione, chiedendo alle istituzioni internazionali di impedirne l’attuazione.
Le motivazioni indicate sono principalmente tre. La prima riguarda il quadro giuridico internazionale: la libertà di navigazione negli stretti internazionali è un principio consolidato dalla Convenzione ONU sul diritto del mare (UNCLOS) e l’introduzione di pedaggi rappresenterebbe una possibile rottura con tale assetto.
La seconda è legata al rischio di creare un precedente. L’introduzione di tariffe a Hormuz potrebbe infatti aprire la strada a misure analoghe in altri importanti chokepoint marittimi strategici a livello globale.
Infine, c’è l’impatto economico. Secondo le associazioni, eventuali costi aggiuntivi per il trasporto marittimo finirebbero per ripercuotersi sulle catene di approvvigionamento, aumentando i costi delle merci, alimentando le pressioni inflazionistiche e incidendo sui redditi su scala mondiale.
Il settore marittimo chiede inoltre che i diritti di navigazione nello Stretto non vengano utilizzati come strumento di pressione o di scambio nell’ambito dei negoziati politici regionali.