
Ogni porto è una piccola città, con strade, piazze, uffici, magazzini, ristoranti e negozi, il cui cuore sono però i moli: strutture fondamentali per approdi e partenze.
La competitività di uno scalo oggi dipende dalla funzionalità e dall’innovazione delle banchine, con investimenti mirati a elettrificare i moli, adeguare i fondali e rinnovare le infrastrutture.
Nel 2025, numerosi porti italiani hanno registrato interventi significativi. Ad Ancona, MSC ha chiesto una concessione per realizzare una stazione marittima crocieristica di 2.600 m². A Civitavecchia sono stati consegnati nuovi piazzali da 50.000 m², dotati di illuminazione a LED e impianto antincendio. A Brindisi sono iniziati lavori di dragaggio, banchinamento e ampliamento degli accosti. A Livorno, le banchine dedicate all’agroalimentare sono state riprofilate, mentre a Gioia Tauro si è approvata la resecazione della banchina di Ponente e sono previsti interventi di elettrificazione.
Altri progetti includono l’ampliamento dei terminal a La Spezia, Bari e Porto Torres, il restyling del molo 25 a Catania, interventi di digitalizzazione a Ravenna, e l’installazione di un nuovo impianto di illuminazione a Barletta. Anche l’arte ha trovato spazio, con i murales inaugurati a luglio sui moli di Napoli, mentre i moli toscani di Livorno, Piombino e Portoferraio sono interessati dai sistemi di cold ironing per ridurre le emissioni delle navi.
Questa panoramica conferma che i moli restano il fulcro dei porti italiani, ma la vera competitività internazionale si gioca sulla capacità di innovare rapidamente queste infrastrutture.