Cresce la flotta mercantile italiana

Ecco tutte le consegne di navi ‘tricolori’ previste nel 2012

 Nonostante le cancellazioni, le trasformazioni e le commesse rimandate, fenomeno comune a tutto il mondo dello shipping e causato della crisi internazionale, i cui effetti ancora pesano sul trasporto marittimo come su molti altri comparti economici, il 2012 sarà un anno ricco di new entry per la flotta mercantile italiana (la cui composizione complessiva è riportata nella tabella allegata). Nel seguente elenco, ricostruito incrociando diversi database, riportiamo in ordine alfabetico le compagnie armatoriali italiane che hanno consegne nel 2012 e (per completezza) negli anni seguenti.

Il gruppo Amoretti Armatori ha preso in consegna lo scorso febbraio la Odoardo Amoretti, oil/chemical tanker da 15.000 dwt realizzata presso i cantieri spagnoli Astilleros de Huelva e ultimata in seguito dal cantiere navale Noè di Augusta.
Augusta Offshore, del gruppo armatoriale Ca.fi.ma, attende invece un nuovo Anchor Handling Tug Supply Vessel (AHTSV) in costruzione presso i cantieri Rosetti Marino, la cui consegna è prevista il prossimo luglio.

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Corte Suprema indiana: un punto a favore dell’Italia

Vicenda Marò: Corte Suprema indiana fa segnare un punto a favore dell’Italia

Oggi davanti alla Corte Suprema di New Delhi presieduta dal giudice Altamas Kabir si è tenuta una nuova udienza riguardante il ricorso presentato dal governo italiano sulla giurisdizione da applicare nella vicenda che vede coinvolti Massimiliano Latorre e Salvatore Girone.

Si tratta dei due marò accusati dalle autorità dello stato federale indiano del Kerala di aver ucciso per errore in mare, scambiandoli per pirati, due pescatori locali.

Le autorità del Kerala hanno di fatto ordinato provvedimenti di arresto e di blocco anche di una nave in nome di misure investigative che praticamente non le competevano e su questo è in corso una lunga battaglia legale. Nell’incidente è rimasta infatti, coinvolta anche la nave italiana Enrica Lexie e il suo equipaggio che è stata rilasciata però, il 5 maggio scorso.

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Caso Enrica Lexie: cambio nel comando della nave

Caso Enrica Lexie: cambio nel comando della nave

Cambio in plancia di comando della nave italiana, MN Enrica Lexie.

Il comandante Umberto Vitelli e il suo secondo, Carlo Noviello sono stati fatti sbarcare insieme ad una decina dei membri dell’equipaggio.

Una decisione che coglie di sorpresa in quanto non era stato finora prospettata l’ipotesi di un cambio nel comando della nave.

La nave italiana è giunta la scorsa notte nel porto di Colombo nello Sri Lanka provenendo dall’India da dove era partita la notte del 5 maggio scorso.

La nave, della società di navigazione F.lli Amato di Napoli, è rimasta bloccata nel porto indiano di Kochi per oltre due mesi perché coinvolta suo malgrado nell’uccisione in mare di due pescatori locali. Un incidente avvenuto lo scorso 15 febbraio e causato, a detta delle autorità dello stato federale indiano del Kerala, da due marò, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, dei sei imbarcati sulla nave italiana come team di protezione anti pirati.

I due marò fino a stamani si trovavano in carcere a Trivandrum capitale del Kerala con l’accusa di duplice omicidio. Però, in base all’odierna decisione presa dalle autorità di New Delhi dovrebbero essere presto trasferiti in un ‘luogo che non sia il carcere’. La sosta della Enrica Lexie nello Sri Lanka era programmata fin da prima della partenza da Kochi come aveva annunciato il direttore generale della compagnia armatrice, Pio Schiano.

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I nostri maro’: il senso dello stato ed il silenzio.

Siamo tutti, o quasi, in attesa di una imminente svolta favorevole ai nostri 2 Marò del San Marco; favorevole affinché siano sottoposti ad un giudizio nazionale italiano come compete loro – concretamente- a fronte della riconosciuta normativa e tutela internazionale cui erano soggetti nello svolgimento, in acque internazionali, dell’attività di antipirateria. Di più,loro si trovavano a bordo non per turismo o per altri motivi ludici, ma per svolgere un compito di protezione per i nostri equipaggi mercantili, facendo il loro dovere in accordo con leggi del nostro Stato, nell’ambito del contrasto al crimine internazionale della pirateria: 2 marinai ‘’speciali’’, organi dello Stato, (quindi sono lo stesso Stato), che svolgevano tale delicato compito su una nave in pieno Oceano, per garantire -in sostanza e direttamente- una maggiore serenità agli equipaggi dei nostri mercantili ma, al tempo stesso, quella Sicurezza connessa agli interessi nazionali e la più ampia libertà sul mare per tutta la Comunità mondiale, che non guasta!

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UNA CORTE INTERNAZIONALE PER LA PIRATERIA MARITTIMA

Sono 191 i marinai in ostaggio e 7 le navi dirottate ancora in mano ai pirati marittimi. Il Parlamento europeo si è occupato del tema nel corso dell’ultima seduta plenaria a Bruxelles approvando una
risoluzione con 434 voti favorevoli, 100 contrari e 5 astensioni, nella quale si sottopone ai governi nazionali la necessità di rinforzare la protezione militare delle navi europee e, contemporaneamente,
di finanziare progetti che affrontino le cause del fenomeno.
Nel documento, deplorando la riduzione da otto a tre delle navi messe a disposizione dagli Stati membri per l’operazione UE NAVFOR ATALANTA, si richiede un migliore coordinamento tra l’Unione europea e la NATO per affrontare adeguatamente la crescente minaccia alle imbarcazioni internazionali da parte della pirateria, soprattutto nella zona a largo della Somalia e del Corno d’Africa. I deputati, inoltre, hanno richiesto l’istituzione di tribunali speciali per i pirati ricordando che, in base al diritto internazionale, nessuna autorità diversa da quella dello Stato di bandiera può ordinare provvedimenti di arresto o di blocco di una nave. La strategia, dunque, dovrebbe mirare a migliorare le strutture giudiziarie e a rendere possibile la creazione di tribunali speciali anti-pirateria nella regione.

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Calendario esami presso le Direzioni Marittime

Direzione Marittima NAPOLI


 

 

Il bando è visionabile nella sezione Calendario esami presso le Direzioni Marittime del sito web ufficiale del Collegio Capitani Compartimento di Napoli.

Presentare la domanda entro: 31/05/2012

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5 per mille in favore del CIRM

Con una firma possiamo aiutare il Centro Internazionale Radio Medico (CIRM) a continuare e migliorare la propria missione di “custode della salute dei naviganti”. Basterà che in sede di dichiarazione dei redditi (modelli 730 e 740) sottoscriviamo la destinazione del 5 per mille in favore del CIRM (Codice fiscale 80208170581). Una semplice firma ci aiuterà a riempire un salvadanaio di prestazioni e soccorso medico per i naviganti. Contiamo molto sulla collaborazione di tutti, per poter continuare ad aiutare molti. IL C.I.R.M.

 visita la pagina ufficiale per maggiori informazioni

5xmille

Non è più tempo per sterili e inutili chiacchiere

Non è più tempo per sterili e inutili chiacchiere. Il governo italiano, la Farnesina, il ministro della difesa intervengano, si muovano per riportare a casa sani e salvi i cittadini italiani ostaggi dei pirati somali; dicano cosa sta veramente accadendo.

Sono 11 i marittimi italiani trattenuti in ostaggio in Somalia e sono altrettante le famiglie che in Italia attendono loro notizie e vivono giorni di paura e angoscia. Questi marittimi sono i membri degli equipaggi di due navi italiane catturate dai moderni filibustieri somali, la ‘Savina Caylyn’ e la ‘Rosalia D’Amato’.

Della prima non si sa più nulla dall’8 febbraio, della seconda dal 22 aprile. Non si sa più nulla non perché non ci siano notizie, ma perché il governo ha imposto una sorta di ‘black out’ nelle informazioni forse per mascherare la sua ‘impotenza’ nel poter affrontare le due vicende in maniera rapida. Tre mesi interminabili per i parenti della Savina Caylyn. Mai un silenzio così assordante, aveva avvolto i sequestri di nostri connazionali all’estero. Tutto questo silenzio lascia spazio a varie ipotesi: la più accreditata è che non sono ancora in corso trattative con la gang del mare che tiene in custodia gli italiani, ma che si stia cercando di arrivarci attraverso vie diplomatiche pressoché improbabili. Se ne ha testimonianza dal racconto fatto al telefono da uno dei sequestrati della ‘Savina Caylin’ ai familiari in Italia, che abbiamo pubblicato in un precedente articolo. I pirati lamentano il mancato contatto tra loro, il nostro governo e l’armatore. I marittimi una volta catturati cambiano il loro status in ostaggi e come tali vengono trattati. Sono solo una fonte di guadagno una ‘cosa’ da scambiare con denaro.

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Rosalia D’Amato, sono caduti nelle mani dei pirati

Dal 21 aprile scorso non si hanno più notizie dei 6 marittimi italiani membri dell’equipaggio della motonave italiana ‘Rosalia D’Amato’. Nave ed uomini sono caduti nelle mani dei pirati somali.

In Italia del fenomeno della pirateria marittima al largo della Somalia se ne parla poco o per nulla. Solo quando il fenomeno coinvolge marittimi italiani e navi battenti il tricolore trova spazio nei media italiani. Sembra quasi che in Italia parlare di pirateria marittima sia vietato o per lo meno che non interessi più di tanto. Eppure in questo momento un pezzo di territorio italiano è nelle mani dei pirati somali dal 21 aprile scorso. Si tratta della motonave italiana ‘Rosalia D’Amato’ della società armatrice Fratelli D’Amato di Napoli. Con la nave sono trattenuti in ostaggi anche 6 marittimi italiani, parte dei membri del suo equipaggio, tra cui il comandante Orazio Lanza.

 

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La disciplina europea incidenti settore marittimo

La disciplina europea che stabilisce i principi fondamentali in materia d’inchieste sugli incidenti nel settore del trasporto marittimo entra a far parte dell’ordinamento italiano. E’ stato pubblicato sulla Gazzetta ufficiale di ieri il decreto legislativo che attua la direttiva del 2009 che entrerà in vigore il 21 ottobre prossimo.

Il decreto ha come obiettivo il miglioramento della sicurezza della navigazione marittima e della prevenzione dell’inquinamento causato dalle navi, mediante inchieste di sicurezza sui sinistri e incidenti marittimi. Sinistri e incidenti marittimi che coinvolgono navi di bandiera nazionale ovunque si trovino, che si verificano nel mare territoriale o nelle acque marittime interne dello Stato, che incidono su altri interessi rilevanti dello Stato.

La disciplina però non si applica ai sinistri e agli incidenti marittimi che interessano soltanto: navi militari o destinate al trasporto truppe o altre navi di proprietà o gestite dagli Stati che siano utilizzate esclusivamente per servizi governativi non commerciali;navi senza mezzi di propulsione meccanica; navi in legno di costruzione primitiva; navi ed imbarcazioni da diporto non adibite al traffico commerciale, salvo che siano dotate di equipaggio e trasportino più di 12 passeggeri a fini commerciali; navi per la navigazione interna utilizzate nelle acque interne; navi da pesca di lunghezza inferiore a 15 metri; unità fisse di perforazione.

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La filiera del porto

Genova – La cultura del mare spiegata ai ragazzi: è questo in sintesi “la filiera del porto”, un nuovo progetto nato dalla collaborazione tra Progetto Giovani di Fondazione Carige e Genoa Port Center per promuovere tra i più giovani le professioni del mare, un’iniziativa completamente gratuita dedicata ai ragazzi tra gli 8 e i 12 anni.

“La filiera del porto” è una nuova iniziativa, realizzata dal Genoa Port Center insieme al Progetto Giovani di Fondazione Carige, volta a promuovere l’economia del mare tra i giovani studenti liguri.

“La filiera del porto” è un’attività sperimentale nata con lo scopo di offrire agli studenti delle scuole secondarie di primo grado della Liguria l’occasione di conoscere e approfondire le opportunità che offre il porto di Genova e il suo indotto, un mondo ancora poco conosciuto dai ragazzi e, spesso, anche dalle loro famiglie.
Con “La filiera del porto” la Provincia di Genova e Fondazione Carige, attraverso il Progetto Giovani, si propongono infatti di dare ai ragazzi gli strumenti necessari a capire e conoscere il porto, anche in vista di fare una scelta scolastica consapevole in un momento cruciale della loro crescita, quale è il passaggio dalle scuole “medie” alle “superiori”.

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DROGA A BORDO TRA L’EQUIPAGGIO

 In seguito alla collisione tra la nave Jolly Grigio e il peschereccio Giovanni Padre,sono apparsi diversi articoli sulla stampa Napoletana e Nazionale pieni di inesattezze,fantasticherie, retorica e strumentalizzazioni che non hanno niente in comune con la cronaca e la ricostruzione dei fatti dilungandosi spesso su un uso indiscriminato di droga a bordo.

Il Collegio Capitani del Compartimento di Napoli si associa al dolore dei familiari  delle vittime ed auspica una rapida inchiesta che accerti colpe e responsabilità.

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boom degli attacchi pirati nel mare

Nei primi tre mesi del 2011 si è registrato un boom degli attacchi pirati nel mare del Corno D’Africa e Oceano Indiano. Un grido d’allarme lanciato in un rapporto presentato recentemente dall’International Maritime Bureau, IMB, con sede a Kuala Lumpur che monitora il fenomeno al livello mondiale dal 1991. Stanotte i pirati somali hanno attaccato e catturato la motonave italiana ‘Rosalia D’Amato’ con a bordo 22 membri di equipaggio di cui 6 italiani. Due sono siciliani, tra cui il comandante Orazio Lanza, tre campani e il primo ufficiale, nato a Meta, ma che vive in Belgio. L’8 febbraio scorso equipaggio e petroliera italiana Savina Caylyn sono caduti nelle mani dei pirati somali. I predoni del mare ora li trattengono tutti in ostaggio in attesa che il governo del loro Paese di origine o la società armatrice paghi un riscatto per il loro rilascio. Anche nel caso della petroliera cinque dei marittimi a bordo sono italiani, tre campani, un laziale e un triestino. Dalla Farnesina hanno fatto sapere che la situazione è sotto controllo e che l’equipaggio sta bene. Sull’intera vicenda però, è calata una cappa di silenzio. Un silenzio voluto e imposto dal governo italiano in specie il ministro della Difesa, Ignazio La Russa che ha ‘zittito’ i vertici della Marina Militare che forse avevano ‘aperto troppo la bocca’.

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Tar Lazio- Ordinanza n. 7023 del 28.9.2011

Tar Lazio- Ordinanza n. 7023 del 28.9.2011

 Cap. del Diporto Luigi Di Leva – Piano di Sorrento -

Il ricorrente in epigrafe è una delle tante vittime delle attuali applicazioni di norme che coinvolgono  l’attuale S.M. della Marina mercantile Italiana.

I FATTI: Il Di Leva è un marittimo dello Stato Maggiore diplomato dal glorioso nautico di Piano di Sorrento, C.L.C. alcuni anni fa. Questi aveva avviato la sua carriera, facendo l’ufficiale di coperta sulle navi mercantili, sino a quando che non ha dovuto ricorrere, per ragioni di famiglia, a trovare imbarco su mezzi nautici da diporto.

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Appello alla responsabilità

Agli Egregi Comandanti e Direttori,
Ufficiali di Coperta e di Macchine,
Sottufficiali e Comuni
Equipaggi della Flotta Fratelli D’Amato, Dolphin Tanker, Perseveranza, Venice Shipping

Oggetto: SAVINA CAYLYN e ROSALIA D’AMATO – Appello alla responsabilità

Egregi Signori Uomini di Mare

In relazione al sequestro delle navi e dei relativi equipaggi della Savina Caylyn e della Rosalia D’Amato, e allo stagnare della trattativa per il rilascio dei nostri colleghi, è opportuno far notare che siamo tutti richiamati alle proprie responsabilità, civiche ed umane, e alla propria moralità.
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Appello del Collegio Capitani

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Appello del Collegio Capitani

Ben 45 navi con 800 persone sono tenuti in ostaggio da pirati

P  I  R  A  T  I                                                SaveOurSeafarer.com

Cap. Roberto Esposito Sansone

Collegio Capitani – Napoli

robertosansone@libero.it

 

Secondo dati pubblicati da importanti organismi marittimi internazionali, a tutt’oggi ben 45 navi con 800 persone, tra cui anche minori, sono tenuti in ostaggio da pirati somali, che richiedono enormi somme per il riscatto.

A parte l’enorme problema umano, la pirateria impedisce, a livello mondiale, il regolare scambio di merci con una perdita  annualmente stimata in 12 miliardi di dollari, specie per quanto riguarda il rifornimento petrolifero il cui 50% passa attraverso l’oceano Indiano. Tutte le economie mondiali dipendono dalla libertà e dalla sicurezza delle rotte marittime, libertà seriamente minacciata da 2000 pirati somali che grazie alla mancanza di leggi che disciplinano i reati perpetrati in acque internazionali, attaccano continuamente inermi navi mercantili con l’uso di armi moderne e sofisticate. Anche se catturati, i pirati per l’80%, vengono rilasciati, liberi di delinquere nuovamente, dal momento che le navi delle forze navali della Navfor non hanno istruzioni circa eventuali e più drastici provvedimenti. Purtroppo i politici, a livello mondiale, non si rendono conto della gravità della situazione e non provvedono a concordare opportune misure per ovviare all’evidente vuoto legislativo che consente l’attuale crisi, aggravata dall’atteggiamento completamente passivo delle autorità somale.

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Decreto rotte sicure

 

‎01 marzo 2012
Sicurezza in mare
Navigazione, firmato
il decreto “rotte sicure”… … Roma – Firmato dai ministri dell’Ambiente, Corrado Clini, e dello Sviluppo economico, Corrado Passera, il decreto anti-inchini per le rotte sicure. Con nuovo limite di 2 miglia, mai più «inchini» sotto costa e nelle aree protette, vulnerabili o di rilevante pregio paesaggistico, a cominciare dalla laguna di Venezia e dal Santuario dei cetacei tra Sardegna, Liguria e Francia.

Il provvedimento, in base alla stazza delle navi, fissa limiti al transito vicino alle aree protette nazionali e a siti particolarmente sensibili dal punto di vista ambientale. Viene in particolare introdotto un limite di 2 miglia di distanza che le navi superiori alle 500 tonnellate dovranno rispettare in prossimità delle aree protette. Una particolare attenzione è riservata al Santuario dei cetacei, zona di elevata fragilità ambientale: le navi qui saranno tenute ad adottare sistemi di ritenuta del carico per garantirne la massima tenuta e stabilità, così da prevenire e impedire perdite accidentali. Mentre nella laguna di Venezia il decreto dispone il divieto di transito nel bacino di San Marco e nel canale della Giudecca per le navi superiori a 40mila tonnellate.

Per San Marco, il divieto scatterà non appena le autorità marittime avranno individuato vie alternative di transito. Inoltre, l’Autorità marittima, sentita l’Autorità portuale, definirà all’interno di tutte le acque lagunari la distanza minima di sicurezza per le navi, sempre sulla base della stazza lorda.

Sportello Informativo sulla Mediazione Civile

 Dal 20 Marzo 2012, in occasione dell’entrata a regime delle materie sulle controversie condominiali e sulle controversie di risarcimento danno da circolazione veicoli natanti, i soci interessati a conoscere criteri e meccanismi relativi al procedimento di mediazione possono rivolgersi presso la sede del Collegio Capitani tutti i giorni dal 20 marzo 2012 dalle ore 10:00 alle ore 12:00.

 

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Calendario esami presso le Direzioni Marittime: Genova

Direzione Marittima della Liguria

Il giorno 12 Marzo 2012 avrà inizio la prima sessione ordinaria di esami dell’anno 2012, per il conseguimento dei titoli professionali marittimi per il traffico mercantile e per il diporto nautico.

Presentare la domanda entro: 12/02/2012

Il bando è visionabile nella sezione Calendario esami presso le Direzioni Marittime del sito web ufficiale del Collegio Capitani Compartimento di Napoli.

 

 

Cordoglio nei confronti delle vittime della Costa Concordia

 Il Collegio nazionale Capitani L.C. e M. Compartimento di Napoli esprime il profondo cordoglio nei confronti delle vittime della Costa Concordia; si sente vicino alle famiglie dei passeggeri e dell’equipaggio in lutto.

Tanto è stato detto in questi giorni bui per la storia della nostra Marina mercantile italiana: sulla dinamica dell’incidente che ha portato all’affondamento di una modernissima nave da crociera di ultima generazione e alla tragica morte di decine di persone, aspettiamo con piena fiducia che gli organi di giustizia facciano chiarezza. Saranno i risultati dell’inchiesta della magistratura a ricostruire l’accaduto.

Questa pagina triste ed esecrabile della nostra Marineria che fa vacillare le nostre certezze in fatto di sicurezza in mare, non deve tuttavia ledere e gettare nel fango un’intera categoria di professionisti, che sul mare continuano a lavorare, assicurando ogni giorno uomini e merci su tutti gli Oceani.

 

 

Esposto al Ministero di Umberto Maltese

Raccomandata A.R.

-      MINISTERO DELLE INFRAST.RE E DEI TRASPORTI UFFICIO DI GABINETTO  Piazza Porta Pia, 100100   R O M A

-            DIREZIONE GENERALE PER IL TRASPORTO MARITTIMO E PER LE VIE DI ACQUE INTERNE (alla c.a. dott.ssa MOLTONI: stefania.moltoni@mit.gov.it–

-          dott. ALATI: Giuseppe.alati@mit.gov.it) Viale dell’Arte, 16 00144    R O M A   (anticipata via E-mail)

-          COMANDO GENERALE DEL CORPO DELLE CAPITANERIE DI PORTO – (luigi.giardino@mit.gov.it)) Viale dell’Arte, 16 00144       R O M A 

-          COMANDO CAPITANERIA DI PORTO DI NAPOLI Piazzale Pisacane, 1 80133      N A P O L I

-          SPETT.LE EUROPEAN MARITIME   SAFETY     AGENCY      1249- 206       LISBONAPORTUGAL    e. p. e.    COMMISSIONE EUROPEA – DG TRASPORTI E-mail: sg-plaintes@ec.europa.eu

OGGETTO:   Esposto ai sensi del Decreto Ministero Trasporti/Infrastrutture 10.10.2005, art. 2 Comma 1, lettera e) – Legge n. 183/2010Orario lavoro/riposo e deroghe di cui al Dlgs. 271/99, DPR n. 324/2001 e Dlgs. 108/2005- Registro orario Lavoro- Applicazione art. 172 bis C.d. N..

Il sottoscritto cap. sup. macch. Umberto MALTESE, nato a Forio d’Ischia (NA) il 09 maggio 1949 ed ivi residente alla Via Casa Mattera, 12, in riferimento all’oggetto e ai sensi del Decreto Min. Tras./Infrastr. 10 ottobre 2005, espone tutto quanto segue in ordine:

  • alla Legge 4 novembre 2010, n. 183, <art. 7, comma 2 (Collegato al Lavoro);
  • alla interpretazione dell’ex art. 11 del Dlgs. 271/99, così come integrato dall’art. 3 del Dlgs. 108/2005;
  • all’applicazione del Registro Orario Lavoro a bordo;
  • alla dubbia applicazione ex art. 172 bis del C.d.N.;
  •  in riferimento ad una diffusa illegalità in termini di Sicurezza della Vita Umana in Mare, per tutte le determinazioni che gli Enti in indirizzo riterranno opportune.

 

COLLEGATO AL LAVORO, L. 04.11.2010, n. 183. L’art. 7, comma 2 dell’articolato di legge richiamato, così recita:“ All’articolo 11 del decreto legislativo 27 luglio 1999, n. 271, il comma 7 e’ sostituito dal seguente: «7. Le disposizioni di cui ai commi 2 e 3 possono essere derogate mediante contratti collettivi stipulati a livello nazionale con le organizzazioni sindacali comparativamente piu’ rappresentative. In assenza di specifiche disposizioni nei contratti collettivi nazionali, le deroghe possono essere stabilite nei contratti territoriali o aziendali stipulati con le organizzazioni sindacali comparativamente piu’ rappresentative sul piano nazionale o territoriale. Il ricorso alle deroghe deve consentire la fruizione di periodi di riposo piu’ frequenti o piu’ lunghi o la concessione di riposi compensativi per i lavoratori marittimi che operano a bordo di navi impiegate in viaggi di breve durata o adibite a servizi portuali».

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Donne al comando, di Carlo Gatti

DONNA AL COMANDO

I Tempi Cambiano…veramente!

Il  mare, le navi e la sua gente appartengono al capitolo più antico della nostra storia e  nessuno si è mai meravigliato che la sua evoluzione procedesse nei secoli con la velocità di un bradipo. Tuttavia, all’alba del Terzo millennio c’è da registrare, con gran piacere, un “paso doble”, uno scatto di velocità che, ancora negli anni ’60, non era neppure nei pensieri profetici delle Marine più avanzate della terra:

La Donna al Comando di  una Nave

Naturalmente, proprio in quegli anni, vi erano già alcune eccezioni alla regola e la più curiosa era, per quanto ne sappiamo, rappresentata da una coppia polacca. Lei era il comandante, lui il primo ufficiale di coperta e non viceversa… di una grande carboniera che approdava  a  Genova per rifornire la Centrale Elettrica sotto la Lanterna che, a tutt’oggi,  illumina  le calate del porto. Si ricorda pure di una raffinata comandante francese che scalava mensilmente il nostro porto negli anni ’80, con una chimichiera. L’intrepida comandante si era fatta un brutto nomignolo, tipo “sfiga”, perchè arrivava sempre in piena notte e con mareggiate che montavano la diga.

 

Oggi la donna al comando di navi è una realtà! e capita  di leggere che persino le “cazzute” navi da guerra si stanno adattando ai tempi: La Marina britannica rompe un tabu’. Per la prima volta nella storia, due donne assumeranno il comando di navi da guerra. I tenenti Sue Moore e Mel Rees prenderanno il comando di due pattugliatori… La nomina viene dopo una serie di gravi scandali che hanno imbarazzato la Royal Navy. L’ultimo caso si e’ chiuso un mese fa con la condanna di un ufficiale soprannominato “Mutande” che aveva cercato di approfittare di alcune subordinate.

Secondo quanto ci fa osservare lo storico navale Maurizio Brescia, il primo caso “scomodo” si verificò negli USA all’inizio degli anni Ottanta sulla Norton Sound, prima unità della U.S.Navy con equipaggio misto. L’impietosa statistica dice che:  “nei primi due anni d’attività, a bordo della Norton Sound furono accertate le più elevate percentuali di casi di omosessualità (maschile e femminile) sino ad allora registrate nella Forze Armate…

Per la verità, noi eravamo rimasti all’episodio, altrettanto imbarazzante, di un giovane marinaio che  filmò la sua notte d’amore a bordo, costando alla famosa portaerei USS- Einsenhower, seconda nave da guerra con equipaggio misto (415 donne su 5000 d’equipaggio), il grazioso nomignolo di “Love boat”. A volte certi frutti maturano…  e la potentissima unità ritornò alla base di Norfolk in Virginia, con 15 soldatesse incinte, dopo sei mesi di missione in Adriatico (Guerra di Bosnia).

 

Lasciamo ad altri la cura di certi pruriti… e segnaliamo invece ai nostri lettori che, per quanto riguarda la Marina Mercantile nel mondo, non solo si è verificato il passaggio della donna al comando, ma ciò è avvenuto con eccellenti risultati e qualche primato.

     

Una donna al comando di una famosa nave passeggeri

 

F.1          14 aprile 2008 – Il comandante svedese Karin Stahre Janson

Sul Ponte di Comando della Monarch of the Seas

 

 

 

 

 

 

 

F.2 Monarch of the Seas, la splendida nave da crociera, approdata più volte nel Tigullio.

 

 

La svedese Karin Stahre Janson è la prima donna comandante di una nave da crociera al mondo. Dopo numerose esperienze a bordo di navi da carico e petroliere, Karin ha preso il comando della prestigiosa 
Monarch of the Seas, della Compagnia statunitense “Royal Caribbean” (2.400 passeggeri e 850 membri d’equipaggio). Nel suo primo periodo di comando, la Vikinga ha compiuto crociere da Los Angeles a San Diego, Catalina e Messico.

Le donne rappresentano meno del 2% su 1.250.000 marittimi del settore mondiale. In Italia, la presenza femminile a bordo delle navi mercantili è ancora inferiore alla media degli altri paesi europei: 1,2% del totale-equipaggi, contro il 4,2% della Germania, l’8,3% del Regno Unito, il 10-12% delle flotte scandinave.

Verso la metà degli anni ’80, dopo aver sostituito il proprio equipaggio nordico con uno interamente italiano, il comandante svedese Magnus Gottberg si trasferì in Mediterraneo con la propria nave passeggeri Drotten e un giorno mi disse con stupore:

Quando passeggio per i corridoi della nave, il personale si agita e si alza in piedi se è seduto, qualcuno si mette persino sugli attenti e non mancano quelli che accennano all’inchino. Trovo tutto questo molto imbarazzante. Da noi c’è rispetto ma non deferenza, c’è stima per il grado, ma nessun panico per l’uniforme”.

Le considerazioni sul tema ci porterebbero assai lontano. Ci limitiamo, pertanto, a gettare un sassolino nello stagno dicendo che l’antica etichetta appiccicata al comandante di nave: “Dopo Dio ci sono io”, sembra ormai arrivata al traguardo. Il suo millenario percorso sta sfumando con il passaggio epocale, tuttora a macchia di leopardo, dall’AutoritarismoAutorevolezza, dal militarismo alla democrazia. Da chi impone con la forza le proprie regole a chi applica una superiorità morale, un carisma che sa destare, comunque, un forte rispetto negli altri. La strada è ancora lunga e tortuosa, ma l’agognata  meritocrazia è alle porte, e una volta imboccata, non potrà che far riemergere il “pianeta donna” dalle catacombe della storia.

 
Ma venendo ai fatti di casa nostra, anzi a quelli di una nostra vicina di casa… cogliamo l’occasione per  parlarvi del capitano di lungo corso Laura Pinasco:La donna al comando della più grande nave porta-bestiame del mondo. Nata e cresciuta a Lavagna, Laura si è diplomata  nel 1997 all’Ist. Nautico di Camogli e, nello stesso anno, ha iniziato a navigare  con una compagnia  di traghetti.Nell’arco della sua carriera è stata ufficiale di coperta su navi Ro-Ro, gasiere  e porta-bestiame.  Ha assunto per la prima volta il comando nel 2003 ed è entrata nella società Siba Ships con la  qualifica di primo ufficiale nel 2006.Il 7 luglio 2008, Laura Pinasco ha terminato il suo primo viaggio al comando della Stella Deneb di 50.947, portandosi a casa  il primato di prima donna al comando della più grandeNave porta-bestiame del mondo. Un quotidiano, riferendosi al carico “speciale” intitolavac on un certo sense of humor:“A bordo, Noè mette il rimmel” Di un certo spessore ci sembra invece il commento dell’armatore: <Il comandante Pinasco> – Ha sottolineato il presidente della Siba Ships, Mauro Balzarini –<E’ una dei nostri ufficiali più esperti e siamo stati lieti di affidarle il comando di una nostra  nave. Laura Pinasco è l’esempio di come una persona fortemente motivata possa percorrere  con successo una carriera in mare>.

 

 

 

 

 

 

 

F.3 Il Comandante Laura Pinasco (nella foto) ha preso in consegna il 24 marzo 2006, dal precedente armatore Pan United  di Singapore, la “Stella Deneb” (sullo sfondo) che è la più grande nave “porta-bestiame” in questo momento esistente al mondo.

 

F.4 Il Comandante Laura Pinasco

 

F.5 La M/n Stella Deneb è una nave  lunga, alta e ventosa, con una visibilità limitata e difficile da gestire

 

 

F.6 E’ stato chiesto alla giovane comandante:

In un ambiente quasi tutto maschile, come quello marittimo, ha incontrato delle difficoltà nel fare carriera?

“Non credo che le donne abbiano vita facile in certi ambienti di lavoro e, devo dire che ho avuto parecchie difficoltà. Nel 1997, durante il mio primo imbarco sentivo ripetere sempre la stessa frase: “In Italia non siamo ancora pronti per avere le donne a bordo”. Dopo 10 anni ancora la sento. Al termine del mio primo imbarco, non mi è stato compilato l’estratto di navigazione fuori degli Stretti (Gibilterra e Suez) con la scusa che  non mi sarebbe mai servito! Per fortuna, ci sono anche Compagnie ed armatori illuminati, come la Siba Ships ed il sig. Mauro Balzarini, che invece hanno coraggio di scommettere sulle donne. Io, per fortuna, non sono né il primo né l’unico comandante donna in Italia”. Comandante, lei ha 30 anni e una saggezza da lupo di mare. Consiglierebbe ad altre ragazze questo mestiere?

 

“Non lo farei a cuor leggero. Non sono pentita, perchè ho avuto una vera folgorazione per questa professione, e ho avuto le mie soddisfazioni. Ma è desolante il panorama per un’eventuale lavoro a terra. Molti Corpi-Piloti e Società di rimorchiatori portuali vedono le donne come una vera minaccia, nel senso che un’eventuale maternità sarebbe per loro una perdita di profitti inaccettabile”. Coraggio comandante Pinasco! Vi sono in questo periodo due donne-piloti nei porti di Venezia – Augusta e altre sui rimorchiatori portuali. Mi creda! I Signori Balzarini  si trovano anche tra le banchine portuali…

SCHEDA DELLA NAVE   STELLA DENEB

 

Lunghezza 213,20      mt.
Larghezza 32,20      mt.
Pescaggio estivo 11,51      mt.
Stazza Lorda 50.947    tonn.
Stazza Netta 21.479    tonn.
Stazza-Suez Canal 60.513    tonn.
Capacità trasporto pecore 2.072 – MQ 37.713
Capacità trasporto bestiame 2.072 – MQ 37.999

 

Terminiamo con una nota statistica che potrebbe interessare il ministro Brunetta e la  politica dei “bamboccioni”. E’ accertato che soltanto il 5% dei diplomati Nautici italiani va a cercarsi un imbarco, il restante 95% preferisce  “comandare la perpetua…” quando la mamma va a navigare…

Carlo Gatti 

 

Conferenza su amianto – Pozzallo 17 novembre

Corsi del CIRM

Il Centro Internazionale Radio Medico (CIRM) organizza, nei giorni 26 novembre e 17 dicembre 2011, presso la propria sede di Roma, un Corso di Formazione Sanitaria Certificata della durata di una giornata su “Emergenze Mediche e Primo Soccorso in Mare”, destinato ai naviganti.
Finalità, organizzazione, programma e costi del Corso sono indicati in allegato.
Gli interessati possono iscriversi utilizzando il modulo allegato, da restituire via FAX (06-5923333) o e-mail (viviani@cirm.it) entro e non oltre i 10 giorni antecedenti la data del Corso.
Agli iscritti sarà data conferma dell’iscrizione e della data di inizio del Corso.
IL CIRM

Marittimi su aliscafi hsc, contratto scaduto

Silvio Raccosta
Marittimi su aliscafi hsc, contratto scaduto
Un’altra seria vertenza si profila all’orizzonte, e riguarda il diritto al rinnovo del contratto rivendicato invano da lavoratori specializzati: i comandanti e i direttori di macchina dei mezzi marittimi veloci.
«Ormai da 8 anni – scrivono – il contratto collettivo nazionale di lavoro del settore aliscafi (mezzi veloci) è scaduto, ed ancora oggi i sindacati e Confitarma non hanno trovato un’intesa per soddisfare le esigenze del personale marittimo imbarcato sui mezzi veloci Hsc. Precisiamo – sottolineano – che per imbarcare sui mezzi Hsc è necessario essere in possesso di requisiti che si ottengono frequentando corsi di formazione e specializzazione imposti da regole internazionali Imo. Queste regole rispettano norme di sicurezza ed attenzioni più rigide rispetto a quelle esercitate a bordo delle navi tradizionali. E in una società in cui si richiede sicurezza, professionalità, responsabilità, e doveri, bisognerebbe riconoscere anche i diritti». Indignazione e amarezza: «I marittimi si sentono presi in giro da quasi 8 anni, e più precisamente dall’entrata in vigore dei mezzi Hsc. Da qualche anno, il numero dei passeggeri trasportati è aumentato notevolmente: dai 70 sui mezzi “Pt 20″ ai 400 a bordo dei catamarani. È arrivato il momento di sensibilizzare l’opinione pubblica in quanto i comandanti e i direttori di macchina, se non ci saranno novità a breve, metteranno in atto delle forme di protesta e passeranno alle vie legali».
Pubblicato da Eolie news

Ischia: commemorazione dei caduti

La S.V. è invitata alla cerimonia della Giornata alla Memoria dei Caduti in Mare Civili e Militari e dei Caduti nelle Missioni Internazionali di Pace.
Sabato 12 Novembre 2011.
Programma:
Ore 11°° Raduno in Piazzetta San Gerolamo d’Ischia;
A seguire: Deposizione di corona d’alloro al Monumento dei Caduti di tutte le Guerre; Sfilamento per le vie del paese e deposizione di corona d’alloro al Monumento ai Caduti in Mare in Piazza Antica Regia; Getto di una corona d’alloro in mare.

Sul Francesco Padre fu assalto armato

di CARLO STRAGAPEDE

Un foro di proiettile calibro 12.7, presumibilmente esploso da un fucile, è presente sulla fiancata sinistra del «Francesco Padre», verso la poppa. A confermarlo ufficialmente è il sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Trani, Giuseppe Maralfa. Niente più indiscrezioni, niente più «si dice»: adesso, a 17 anni di distanza dalla tragedia che si consumò in Adriatico il 4 novembre 1994, è evidente che il motopeschereccio molfettese fu il bersaglio di un’aggressione con armi da fuoco. Quel foro si trova su un frammento di legno raccolto dal fondale, accanto al relitto, durante il sopralluogo, articolato in tre distinti momenti nell’arco di questo mese di ottobre. Un foro di entrata, del diametro di un centimetro e mezzo circa, come è stato rilevato dai consulenti balistici dell’uf ficio inquirente tranese. Per dare solidità probatoria alla loro tesi, nell’ultima delle missioni sottomarine, lo scorso fine settimana (sabato 22-domenica 23 ottobre) gli inquirenti hanno «chiesto» al robot «Falcon» di staccare, con forza, un pezzo di fasciame dal relitto. Questo segmento, lungo 40 centimetri, sarà accostato al pezzo bucato dal proiettile (quello raccolto in precedenza dal fondale), per dire, con certezza scientifica, che appartengono entrambi al «Francesco Padre».

Tutto per allontanare i dubbi residui che derivano – oltre che dalla estrema professionalità degli investigatori – dalla constatazione che in quel tratto di mare, in 17 anni, sono passate un numero infinito di imbarcazioni, che, almeno in teoria, potrebbero avere perduto pezzi. Perciò il prossimo passo sarà l’esame comparativo dei due frammenti di fasciame. Non basta: gli investigatori in camice bianco del Raggruppamento investigazioni scientifiche (Ris) dei Carabinieri di Roma hanno gli strumenti per valutare, possibilmente, altri due dati preziosi. Il primo: la presenza di tracce chimiche di esplosivo, su quel pezzo di legno bucato. Il secondo: la distanza fra il bersaglio e l’arma dalla quale partì il colpo, quella notte di 17 anni fa. 

Ancora. Il Procuratore della Repubblica Carlo Maria Capristo – al quale va il merito di avere acceso i riflettori, anche mediatici, su una tragedia che rischiava di essere dimenticata – con il suo «aggiunto» Francesco Giannella e il sostituto Maralfa è riuscito a recuperare un filmato del 2005, che potrebbe rivelarsi una ulteriore, preziosa sponda alle indagini. In quel filmato scorrono le immagini del tirante dell’albero di poppa (di un peschereccio), che venne a galla spontaneamente, in una zona molto vicina a quella dell’esplo – sione del «Francesco Padre». Quell’oggetto, «compatibile» con il motopeschereccio molfettese, come ha sottolineato Maralfa, presentava «tracce di schegge metalliche». Compatibili con una raffica di proiettili? Forse. C’è però un problema: il tirante dell’albero di poppa è andato distrutto, ne sopravvive solo il filmato, con le foto. Meglio di niente, certo: e anche questo dato sarà studiato insieme con tutti gli altri elementi. 

IL RELITTO NON SARÀ RIPORTATO A GALLA - Il dottor Capristo lo dice chiaramente: «Non è possibile riportare il relitto in superficie, dopo 17 anni». Qualcuno dei giornalisti fa notare garbatamente al Procuratore di Trani che l’aereo Atr Bari-Djerba (precipitato nel Mar Tirreno, a 11 miglia da Palermo, il 6 agosto 2005, con 16 vittime e 23 sopravvissuti, ndr) è stato fatto risalire a galla da 1.400 metri, una profondità molto maggiore dei 247 metri del «Francesco Padre». Capristo, da due anni alla guida della Procura della Bat, rimarca: «Il recupero dell’aereo fu compiuto pochi mesi dopo la tragedia. Nel nostro caso, dalle immagini registrate dalla Marina militare in occasione delle ripetute immersioni – ricorda l’esperto magistrato – risulta in modo molto evidente che il peschereccio, deteriorato dal lavorio delle correnti, adagiato sul fondale melmoso, è completamente avvolto da parecchie reti da pesca, appartenute presumibilmente ad altre imbarcazioni transitate in zona nel corso degli anni. Il recupero è quindi impraticabile».

Ecologia: Navi sostenibili

dal sito Capitani e non solo

Ad oggi, si possono ottenere miglioramenti nelle performance delle navi, pur non intervenendo sul tipo di energia di propulsione utilizzata, con l’ottimizzazione dell’idrodinamica dello scafo e delle eliche, e il recupero del calore dei gas di scarico. Solo con questi specifici accorgimenti, con i motori attuali, potremmo arrivare a risparmio del 10% nel consumo di carburante, mentre per le nuove imbarcazioni è possibile raggiungere anche il 30% di risparmio.

RIDUZIONE DELLA VELOCITA’
Test scientifici mostrano che le navi più veloci emettono una quantità più alta di CO2, rispetto alle navi più lente e che le navi più piccole emettono più CO2 in proporzione rispetto alle navi più grandi. Alcune compagnie che producono grandi navi, hanno ridotto la velocità delle proprie navi da 16.5 a 14.5 nodi, producendo una diminuzione nei consumi del 27%. Considerando che il prezzo del combustibile sta crescendo, questa strategia comporta per la compagnia navale un risparmio economico giornaliero considerevole.
Altre compagnie di trasporto navale, riducendo del 20% la resistenza all’avanzamento a parità di carico trasportato, hanno risparmiato così carburante. Un nuovo tipo di nave cargo richiederà 65.000 kw per mantenere questa velocità, contro gli 80.000 richiesti dalla nave cargo più piccola della stessa compagnia.

MAGGIORE EFFICIENZA IDRODINAMICA
In Inghilterra, un’organizzazione ambientalista, ha realizzato un programma che potrebbe far diminuire del 30% il costo dei combustibili pagati dagli armatori. Questo programma è stato realizzato per ridurre il consumo di combustibili e le emissioni di CO2 mantenendo inalterate le prestazioni delle navi. Ciò sarebbe reso possibile attraverso un miglioramento dell’aerodinamica e dell’idrodinamica della nave.
Un costruttore navale sud-coreano di una nota azienda, ha dichiarato di aver sviluppato una nuova tecnologia che consentirà di ridurre i costi del combustibile di più del 5%. I suoi tecnici hanno realizzato una pinna che applicata al timone della nave, grazie ad un’elevata idrodinamicità, riduce l’attrito e fa risparmiare combustibile. La sperimentazione è stata effettuata su una grande nave container: visti i risultati eccellenti la compagnia navale ha applicato questa tecnologia ad altre sei navi. Se una nave container di grandi dimensioni fosse fornita di questo supporto a “pinna”, produrrebbe un risparmio annuo in termini monetari di 1,8 milioni di euro. Se consideriamo che queste imbarcazioni hanno una vita media di 25 anni, si ottiene per tutto il ciclo di vita un risparmio complessivo considerevole.

ENERGIE RINNOVABILI PER LA NAVIGAZIONE
Se affrontiamo il caso della nautica da diporto rileviamo che la maggior parte della navigazione è fatta quando il tempo è bello, per questo l’energia solare pertanto è particolarmente adatta al compito da svolgere. Alcune imbarcazioni si sono attrezzate in tal senso, sia con pannelli fotovoltaici lungo la superficie del ponte che lungo la superficie velica.
Interamente progettata e costruita nel nostro Paese, un tipo di imbarcazione da diporto con una lunghezza di circa 10 metri, è dotato di un sistema di propulsione ibrido grazie al quale si può accedere anche alle aree marine protette. Questo yacht infatti, può navigare alimentato solo da corrente elettrica e mantenere una velocità di 8 nodi per più di 2 ore.
Interessanti sono le potenzialità delle “barche solari” nel trasporto su acque interne. E’ stata lanciata in via sperimentale nel 2006 una navetta turistica solare: è interamente alimentata dal sole, può trasportare fino a 42 passeggeri ed è stata utilizzata in un lago del Regno Unito. Vicino al confine tra Germania, Austria e Svizzera, sul lago di Costanza è in acqua una “barca solare” che può trasportare fino a 60 passeggeri ad una velocità di 15 km/h e la sua lunghezza è di 20 metri. Infine, un catamarano ad energia rinnovabile utilizza la potenza del sole, del vento e dei combustibili fossili per muoversi. In cima alla barca non ci sono solo pannelli solari passivi; questi possono essere diretti per catturare il vento per la propulsione. In funzione delle condizioni atmosferiche, queste due fonti sono utilizzate contemporaneamente o singolarmente. Un’altra nave proposta da un’anzienda attenta ai temi ambientali, integra la propulsione tradizionale, con l’uso di vere e proprie vele alari ricoperte di pannelli solari in modo da poter sfruttare sia l’energia del vento, sia l’energia del sole.
Un approccio interessante ma ancora da verificare attentamente è l’utilizzo di aquiloni giganti per movimentare le grandi navi.
Una nave sperimentale realizzata è lunga 30 metri e si alimenta tramite pannelli fotovoltaici e vele che sono in grado di ridurre i costi del carburante tra il 20% ed il 40%; il computer di bordo regola automaticamente le vele per la massima efficienza eolica e solare, probabilmente sarà possibile recuperare la maggiorazione del costo di costruzione in soli quattro anni.
E’ stato assegnato il Guinness World Records qualche tempo fa per la più veloce traversata transatlantica completamente sotto l’energia solare. Nel febbraio del 2007 in soli 29 giorni un’imbarcazione ha attraversato l’Oceano Atlantico. La barca è di circa 14 metri di lunghezza e 6,6 di larghezza. E’ dotata di moduli solari, batterie e motori che consentono una velocità costante di 5-6 nodi (10-12 km/h) 24 ore al giorno, equivalente alla media velocità delle barche a vela.

LA NAVE A IDROGENO
Una nave inglese riconvertita potrebbe rappresentare il prototipo per le future navi ad “emissioni zero”. Un gruppo di scienziati dell’Università di Birmingham l’ha trasformata per consentirle di alimentarsi solo ad idrogeno, con acqua come unica sostanza emessa allo scarico. L’idrogeno viene convertito in elettricità in una cella a combustibile che viene utilizzata sia per dare potenza ai motori elettrici sia per caricare le batterie di riserva. E’ nota la cattiva fama dell’idorgeno come combustibile pericoloso, a questo proposito per salvaguardare la sicurezza sono stati eliminati a bordo liquidi o gas ad alta pressione. L’idrogeno viene prelevato da polvere metallica che rende questo sistema unico; la polvere consente un uso più sicuro ed economico dell’idrogeno, ed essendo più pesante dei sistemi tradizionali, fornisce la zavorra che rende la nave più stabile.

BIODIESEL DALLE ALGHE MARINE
Nella produzione di combustibili eco-compatibili, una nuova compagnia sensibile alla sostenibilità, ha sviluppato una tecnica per consentire la crescita e il trattamento di alghe destinate ai biodiesel. Le alghe utilizzano anidride carbonica per crescere e possono essere successivamente convertite in biodiesel. Il loro volume triplica ogni giorno per cui ha una produzione soddisfacente di biodiesel. Le alghe non saranno coltivate in recipienti aperti, per consentire la produzione di combustibile, ma in contenitori adatti a regolare la pressione e la temperatura, favorendo così la crescita in tutto l’anno. La crescita delle alghe è molto veloce e permette la raccolta dopo appena tre giorni, che rappresentano il tempo sufficiente a far produrre una discreta quantità di olio.

Marittimi rapiti: sulla via della liberazione

Prossima destinazione: Fujairah. È dalla cittadina degli Emirati Arabi che dovrebbe cominciare il secondo tempo della vita dei marittimi della Savina Caylyn, la petroliera della compagnia D’Amato sequestrata dai pirati somali l’8 febbraio scorso. La notizia, che squarcia una volta per tutte il buio pesto che si era fatto intorno alla vicenda e accende una speranza concreta nel cuore dei familiari degli ostaggi, emerge dalla nota trasmessa via mail dai tecnici della compagnia al braccio destro dell’armatore, il capitano d’armamento Pio Schiano. Una comunicazione datata 18 ottobre, con un oggetto inequivocabile: «Savina Caylyn – resume service/crew change», ovvero ripristino del servizio e sostituzione dell’equipaggio. Il testo del messaggio parla chiaro: il capo dei tecnici della compagnia invita la società a «programmare un cambio completo dell’equipaggio» per la Savina Caylyn. In altre parole, la fine dell’incubo sarebbe vicina e gli ostaggi sarebbero sul punto di tornare a casa e riabbracciare le rispettive famiglie. Stando a quanto si legge nel documento, dunque, i marittimi della Savina Caylyn dovrebbero essere trasferiti nella cittadina araba di Fujairah. E proprio da qui, dopo le visite mediche di rito, dovrebbe prendere il via il lungo viaggio di ritorno verso le città di origine mentre un altro equipaggio salirebbe a bordo nella petroliera. Ma non è tutto. Dall’email risulta con chiarezza anche la data in cui, almeno orientativamente, il dramma della Savina Caylyn dovrebbe concludersi: «approximately five weeks from now», cioè nel giro di cinque settimane a partire dal 18 ottobre, data in cui il messaggio è stato inviato all’armatore. Considerando i dodici giorni già trascorsi, quindi, la vicenda dovrebbe sbloccarsi definitivamente verso la seconda metà di novembre. Ma cosa ci fanno i tecnici della D’Amato in Somalia? La risposta è semplice: secondo le ultime indiscrezioni, la compagnia li avrebbe inviati sul posto per verificare le condizioni della nave che, dopo essere stata ancorata per quasi nove mesi in una baia al largo della Somalia, sarebbe gravemente deteriorata. I tecnici starebbero verificando la situazione dello scafo e del carico, un ingente quantitativo di petrolio non raffinato. L’obiettivo è quello di predisporre, nel più breve tempo possibile, quanto necessario per il ritorno dell’imbarcazione nei cantieri italiani. L’email inviata dai tecnici della compagnia precede di una settimana il fax con cui il mediatore inglese ha comunicato che «le trattative per il rilascio della nave e dell’equipaggio sono in fase avanzata», invitando la compagnia e le famiglie degli ostaggi a non alimentare il clamore mediatico. Un’eccessiva visibilità della vicenda, secondo l’intermediario londinese, potrebbe facilmente essere strumentalizzata dai rapitori per alzare la cifra del riscatto. Se due indizi fanno una prova, dunque, sembra ormai certo che sul sequestro stiano per scorrere i titoli di coda. A rafforzare ulteriormente le speranze dei familiari degli ostaggi, infine, c’è il cauto ottimismo che trapela dai vertici della compagnia D’Amato. Negli ultimi giorni i contatti col mediatore ed i pirati si sono fatti sempre più intensi. Nelle prossime ore, i responsabili della società dovrebbero incontrare nuovamente i familiari e il sottosegretario al ministero degli Affari esteri Alfredo Mantica per fare il punto della situazione. Segno inequivocabile che l’accordo per il rilascio è ormai in dirittura d’arrivo.

dal sito Capitani e non solo

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